mercoledì 26 novembre 2008

Dal giornale di Vicenza del 26 novembre 2008

SAN NAZARIO. Avviata una serie d’interventi per la ristrutturazione della vecchia osteria fra Rivalta e San Marino legata alle vicende della Grande guerra
La “Grottella” tornerà a splendere


In occasione dell'adunata nazionale alpini 2008 è stato concluso il primo stralcio dei lavori di ricostruzione e restauro dell'antica osteria della Grottella, tra Rivalta e San Marino di San Nazario.
Una serie di interventi ha impegnato per circa tre anni il gruppo speleologico grotte "Giara Modon" di Valstagna e l'associazione "Fioi dea Valbrenta" nella ricostruzione dei muri, il rifacimento della copertura, solai, serramenti e pavimento; e in vari altri lavori di consolidamento e di drenaggio.
A partire da domenica avrà inizio il secondo stralcio dei lavori.
Per il completamento dell'opera di questa vecchia osteria, che si fa risalire alla fine dell'Ottocento e che durante la Grande guerra si trovava sulla linea di difesa italiana, sono ora previsti lavori di rifinitura con la sistemazione di feritoie della Prima guerra mondiale, la ricostruzione di un secchiaio in pietra, il rifacimento degli intonaci del piano terra, sistemazione della sorgente e del suo percorso fino al fiume e della cantina.
Verrà anche ripristinata una cengia che attraversa la roccia della Grottella, che era percorribile durante la guerra e che porta alle gallerie militari.
L’area sarà messa in sicurezza collocando una corda. Lungo il passaggio in roccia è visibile una grotta, non ancora esplorata, utilizzata probabilmente come deposito durante la guerra.
«La "Grottella" si sta rivelando un sito di interesse storico e potrebbe riservare qualche altra sorpresa - dice Enrico Dalla Zuanna, che coordina l'intervento - Prima dei lavori, infatti, non si sapeva dell'esistenza delle feritoie, rinvenute durante il ripristino. Luogo di transito noto per la presenza di una sorgente perenne, la Grottella potrebbe nascondere ancora qualche altra traccia di interesse storico».

sabato 22 novembre 2008

Gli auguri delle Associazioni


Da quasi due anni le due associazioni Gruppo Grotte Giara Modon e Fioi dea Valbrenta sono impegnati nel restauro e valorizzazione dell’edificio denominato “La Grottella” in località Rivalta. Questa costruzione ricavata dalla montagna e fornita di una sorgente che vi scorre internamente fu una famosa osteria che nel periodo della Grande Guerra si trovò ad essere proprio tra le due prime linee.

La Grottella che vuol essere testimonianza storica e area espositiva ha assunto il significato di comunione tra i popoli ed è per questo motivo che i due sodalizi hanno il piacere di invitarvi a visitarLa in occasione di:


“Gli auguri delle Associazioni”

Sabato 20 dicembre 2008 dalle ore 14.30

Presso “La Grottella”
(Dopo l’abitato di Rivalta esattamente sotto il ponte della statale.)

In prossimità delle festività natalizie avremo così l’occasione di incontrare i protagonisti della vita Associativa in valle, per uno scambio di auguri e una bicchierata in compagnia.

Vi aspettiamo augurando a tutti buone feste

domenica 2 novembre 2008

Ciao Dennis

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Caro Dennis,

siamo qui … a questo nostro ultimo appuntamento…

sei stato per noi e per me, molto prezioso.

La tua presenza, a volte silenziosa, era riferimento stimolante ed edificante.

Ci hai dato molto, a noi come Associazione, a me personalmente come uomo. Mi sei stato vicino con i tuoi piccoli ma concreti suggerimenti… mi hai supportato con le tue parole quando ero un po’ smarrito…con i tuoi “SO” intercalati nel tuo italian-veneto-anglofono, hai dato a noi più giovani d’età e di esperienza, un po’ più d’equilibrio… con la tua voglia d’ascolto… non alzavi mai la voce, eri sobrio nei tuoi discorsi e quando facevi qualche battuta, in perfetto stile scozzese, finivi con la tua risatina…quasi impercettibile.

La tua voglia di sapere, di decidere quello che volevi fare nel momento che ritenevi opportuno, mi ha insegnato molto e mi servirà nella mia vita prossima futura.

Ti avrò e ti avremo sempre nei nostri cuori…

in uno dei nostri ultimi incontri, mi hai detto che avresti voluto suonare la cornamusa, probabilmente te la saresti procurata, magari in Scozia… ti avevo guardato e ho visto il tuo orgoglio…ti ho detto… senti il richiamo della tua terra? In quel momento mi è venuto in mente un’immagine di Braveheart (visto decine di volte) dove in onore del padre di Wallace, uno scozzese suonava con una piva proibita una musica proibita… in quel momento vorrei essere stato uno scozzese come te e ti ho invidiato, perché quello spirito io non lo posso avere… di quello spirito spero di averne preso una parte da portare sempre con me nel mio cuore e magari se possibile trasmetterlo a mio figlio Liam…in tuo ricordo, ciao Dennis … Proctor e…Thank you very much… grazie di cuore.

giovedì 7 agosto 2008

Festa del Pojato


L'era del carbone, noto e utilizzato come combustibile fin dal 1200, è cominciata nella metà del 1600 per il verificarsi contemporaneo di vari eventi. Le attività minerarie, artigianali, industriali fino al 1600 usavano il legno come principale fonte di energia e come materiale da costruzione. A partire dalla metà del 1600 crebbe rapidamente la domanda di legno sia per la costruzione di abitazioni, navi, ponti, sia come combustibile e per la produzione del carbone di legna. Era questo il materiale utilizzato da sempre per la trasformazione dei minerali di ferro in ferro metallico, richiesto anch'esso in quantità crescenti per la fabbricazione di macchine e di armi.
Importante attività svolta in bosco, la fabbricazione del carbone era una delle attività principali degli abitanti la sinistra Brenta, tra cui eccellevano i carbonai di San Nazario e di Solagna. E proprio a San Nazario su iniziativa dei “Fioi dea Valbrenta”, associazione storico culturale locale, in estate viene riproposta la preparazione di un “pojato”, l’antica carbonaia. In appositi spazi aperti vicino ai boschi, le aie carbonili, veniva eretta una specie di montagnola, larga e alta circa 4 metri, realizzata accatastando in strati concentrici il legname.
Al centro veniva lasciato un camino attraverso il quale il carbonaro alimentava il fuoco di cottura; ogni altro spiraglio doveva essere chiuso e per questo la catasta veniva ricoperta con uno spesso strato di fogliame e terra.
A questo punto si poteva procedere all'accensione: attraverso il camino centrale veniva introdotta legna secca e brace, tappando subito dopo il foro d'alimentazione con foglie e fango. La cottura, che iniziava dall'apice e procedeva quindi verso gli strati inferiori, doveva essere seguita con molta attenzione per evitare che il fuoco si spegnesse, compromettendo così tutto il lavoro, e viceversa che le fiamme troppo alimentate riducessero il legname in cenere.
Accanto al Pojato immancabile sorgeva la baracca nella quale il carbonaio risiedeva con tutta la famiglia per tutto il periodo di combustione, poiché le delicate operazioni di controllo dovevano continuare giorno e notte. Il bosco si animava della vita dell’aia, con gli animali da cortile che razzolavano (e che fornivano carne e uova per la sopravvivenza ) e i bimbi chiamati a raggruppare le ramaglie secche per alimentare il camino. Al termine delle operazioni il carbone veniva estratto, a partire dal colmo, prelevando in senso circolare gli strati superficiali senza mai penetrare bruscamente in profondità e se necessario ricoprendo con terra per non reinnescare la fiamma.
Da ogni pojato si potevano ricavare 70-100 quintali di carbone per il quale occorreva una quantità di legna 7-8 volte superiore.
Il commercio più fiorente era a Padova, dove i fabbri ne facevano grande consumo.

A partire dai primi anni del 1700, si cominciò ad usare in quantità crescenti, al posto del legno, il carbone fossile che era presente anche a cielo aperto in molti paesi europei e che si prestava bene come fonte di calore e quindi di energia nelle prime rudimentali macchine a vapore che azionavano pompe, mulini e magli e a costi più ridotti.

Eppure il carbone di legna ha una storia importante perché è stato il combustibile con cui, per secoli, è stato possibile trasformare i minerali di ferro in ferro, anzi in ferro di alta qualità.
Nelle carbonaie il legno, costituito da una miscela complessa di lignine e di cellulose (è d'obbligo il plurale perché i materiali lignocellulosici sono molto diversi da pianta a pianta) viene scaldato in assenza di aria, perché altrimenti brucerebbe. In questo modo se ne vanno, se così si può dire, gran parte dell'acqua, una parte dell'idrogeno e una parte d'ossigeno, e resta una massa di carbonio quasi puro con piccole quantità di idrogeno e di sostanze inorganiche, le ceneri.
Il carbone di legna ottenuto con questo processo è di qualità eccellente. In assoluto il migliore combustibile solido. S'infiamma e brucia facilmente sviluppando un potere calorifico di circa 8.000 kcal per kg; inoltre per produrlo tutte le parti del legname vengono utilizzate, anche quelle poco utili per la costruzione o per combustibile. Se la temperatura all’interno del pojato ha superato i 400 ºC si ottiene carbonio quasi puro. I sui unici difetti sono il costo (fino a 10 volte quello della legna) e l'approvvigionamento. Nel pieno dell’Era del Carbone furono distrutte estensioni enormi di boschi e questo oggi è un tributo che non possiamo chiedere ad una natura così sotto pressione ed in ogni caso non si potrebbe dare un prezzo agli sforzi e ai sacrifici del carbonaio e della propria famiglia.

E’ importante comunque che un’associazione sensibile alla memoria delle proprie radici e la perizia dei paesani più anziani ripropongano, a titolo documentale, le complesse fasi di un mestiere così duro e così prezioso all’economia dell’epoca. E’ una proposta di arricchimento del bagaglio delle nuove generazioni locali e un’omaggio alle fatiche della sopravvivenza delle genti del Canale di Brenta.